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La Terra dei Fuochi spiegata a chi non la conosce

di Luca Saltalamacchia

L’espressione “Terra dei Fuochi” è stata usata per la prima volta nel 2003, quando fu pubblicato il Rapporto “Ecomafie”a cura di Legambiente. Si è diffusa ed è diventata di uso comune grazie al libro “Gomorra”di Roberto Saviano.

Ma spesso se ne parla in maniera imprecisa. Proviamo a sgombrare il campo da alcuni luoghi comuni e cerchiamo di capire qual è la specificità di questa zona della Campania che si estende tra le province di Napoli e Caserta.

1) Cos’è, in concreto, La “Terra dei fuoch”?

Va subito chiarito che la Terra dei Fuochi non è un luogo geografico, localizzato ed individuabile nelle cartine geografiche, ma un fenomeno diffuso dalle dimensioni mutevoli: sta ad indicare, infatti, il perimetro dell’area interessata dagli incendi di rifiuti accumulati (i cosiddetti roghi); in molti casi, i rifiuti che vengono incendiati sono tossici e vengono accumulati in discariche abusive.

Dunque, l’individuazione e l’estensione della Terra dei Fuochi varia a seconda della esistenza o meno di roghi e del dove essi sono dislocati.

All’interno di quest’area, vi sono delle realtà locali che hanno una loro ulteriore specificità, come l’area compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, nota come “Il Triangolo della morte”. Questa definizione venne utilizzata nell’agosto 2004 dalla rivista scientifica “The Lancet Oncology”, che pubblicò un articolo di Kathryn Senior e Alfredo Mazza dal titolo “Italian Triangle of death linked to waste crisis”.

Gli autori avevano riscontrato un forte aumento della mortalità (ogni 100,000 persone) per cancro della popolazione locale, come si evince dalla seguente tabella:

Tumore Italia Campania ASL NA4
Fegato (uomini) 14,0 15,0 38,4
Fegato (donne) 6,0 8,5 20,8
Vescica (uomini) 16,6 21,7 22,9
Vescica (donne) 3,8 4,2 4,3
Sistema nervoso (uomini) 6,2 7,1 8,5
Sistema nervoso (donne) 4,8 4,1 5,6

 

2) Quanto è attualmente grande la Terra dei Fuochi?

Premesso che le dimensioni della stessa sono mutevoli, secondo l’ARPAC (dati pubblicati il 16/4/21) “attualmente i comuni campani che sono compresi nel territorio della “Terra dei Fuochi” sono 90 di cui 56 nella provincia di Napoli e 34 nella provincia di Caserta, con un popolazione esposta rispettivamente di 2.418.440 e 621.153 abitanti (fonte ISTAT 2014)”.

Parliamo, dunque, di un’area vastissima, molto superiore ai 1075 kmche viene solitamente indicata, nella quale sono situati comuni che in realtà sono vere e proprie città, come Giugliano in Campania (circa 120.000 abitanti, come Bergamo o Monza per capirci) e Casoria (circa 75.000 abitanti).

Alcuni dei roghi che caratterizzano la Terra dei Fuochi vengono appiccati in aree agricole o periferiche che non sono densamente abitate. Molti, invece, vengono appiccati in prossimità dei centri abitati o addirittura in pieno centro, il più delle volte dalla criminalità (il fenomeno è collegato alle discariche abusive) o da imprenditori che sversano gli scarti di lavorazione delle loro attività (spesso illegali), in particolare nel ramo edile, conciario e della contraffazione.

Ultimamente, sempre più spesso gli incendi divampano all’interno dei campi rom. E tuttavia è evidente che in tali casi c’è qualcuno che materialmente porta i rifiuti presso i suddetti campi (o che consegna gli stessi affinché vengano portati in questi luoghi) e che delega la comunità rom a farli sparire.

3) Cosa viene bruciato?

Le indagini della Magistratura e delle Forze dell’Ordine hanno portato alla stesura di un catalogo impressionante, per varietà e pericolosità, delle diverse tipologie di rifiuti bruciati, tra cui anche:

•   fanghi tossici

•   plastica e gomma

•   vernici e coloranti

•  prodotti chimici

•   amianto

•   piombo e cadmio

•   stracci e stoffe

•   pellame

•   pneumatici

•   scorie nucleari

Da anni cittadini e comitati locali denunciano il legame tra l’inquinamento ambientale e l’aumento delle patologie. Purtroppo, i loro appelli sono passati quasi sempre inascoltati ed anzi sono stati contrastati da un atteggiamento fondamentalmente negazionista da parte delle autorità pubbliche, più impegnate ad autoassolversi che a contrastare lo scempio ambientale.

4) Quali sono le conseguenze sulla salute?

Nonostante la mancata collaborazione di queste ultime, nel corso degli anni sono stati pubblicati alcuni documenti che hanno fatto emergere brandelli di verità.

Nel 2007 l’OMS rilevava che “è stato chiaramente osservato per le diossine l’esistenza di un effetto specifico sulla popolazione attribuibile all’esposizione a rifiuti illegali che bruciano”.

Nel 2011, secondo un rapporto dell’ARPA Campania, un’area di 3 milioni di metri quadri risultava molto compromessa per l’elevata e massiccia presenza di rifiuti tossici.

Nel 2016 la Regione Campania ha avviato in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico di Portici un progetto (Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile, SPES) per analisi ambientali e sulla popolazione in relazione all’esposizione a fattori inquinanti. I risultati sono pronti dall’inizio del 2020, ma la Regione ha deciso di non pubblicarli.

Il rapporto Veritas nel 2019 ha accertato l’alta concentrazione di metalli nel sangue di malati provenienti da comuni particolarmente interessati da discariche e sversamenti illegali.

Da ultimo, il 10/2/2021 è stato divulgato il rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità commissionato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, nel quale viene accertato che alcune gravissime patologie (tumori al seno, asma, leucemie, malformazioni congenite) sono correlate allo smaltimento illegale dei rifiuti.

In particolare, l’ISS ha dichiarato che “il territorio dei 38 comuni del circondario della Procura di Napoli Nord, che ha sede ad Aversa, è interessato dalla presenza di 2.767 siti di smaltimento controllato o abusivo di rifiuti, anche pericolosi, in 653 dei quali risultano anche avere luogo combustioni illegali”.

Inoltre, è stato specificato che in questa area il 37% della popolazione, risiede entro 100 metri da almeno un sito inquinato; a volte, però, i siti sono più di uno e questo significa che vi sono dei cittadini che abitano a meno di cento metri da diverse fonti di esposizione pericolose.

Secondo il rapporto, nel periodo 2008-2015 per alcuni tipi di patologie (dal tumore allo stomaco a quello del testicolo) la mortalità è 15 volte superiore alla media nazionale.

Insomma, nella Terra dei Fuochi ci si ammala e si muore di più che altrove.

5) Cosa dicono i politici?

Il Ministro Balduzzi (Ministro della Salute) in data 9/1/13 sosteneva che l’incremento delle patologie nella Terra dei fuochi è causato da “obesità e cattivo stile di vita dei campani”.

Ci ha poi pensato il Ministro Lorenzin (Ministro della Salute) in data 28/6/13 a rincarare la dose: le patologie che affliggono le persone che vivono in quest’area sono collegate agli “stili di vita dei campani”.

Dichiarazioni superficiali e grottesche, se si pensa che nel febbraio 2020 in venti giorni sono deceduti otto bambini per tumore. Tra di loro anche un bambino di soli sette mesi. Quale cattivo stile di vita ha potuto sperimentare questa piccolissima vittima?

Davvero un atteggiamento senza ritegno.

Le cose non vanno meglio se analizziamo le dichiarazioni del presidente della Regione Vincenzo De Luca: in data 30/7/18 ha dichiarato che la “Terra dei fuochi non esiste” e che “Il termine Terra dei fuochi va cancellato. Lo dico anche al governo: eliminiamo questa espressione e parliamo di Napoli nord o di Caserta sud. Quella frase non ha più motivo di esistere”.

A proposito dei comitati di cittadini e delle associazioni ambientaliste, il Governatore ha affermato che è “gente che se non ha un problema, deve inventarselo se no non campa”, definendoli poi “parassiti”.

6) Qual è il vero “crimine” dei comitati e delle associazioni ambientaliste?

È quello di evidenziare l’inefficienza della politica ambientale dello Stato e della Regione, le tante promesse non mantenute (come lo smaltimento delle ecoballe) ed un sostanziale atteggiamento omertoso in ordine allo scempio ambientale in atto (vedasi il rifiuto di pubblicare i dati dello studio SPES).

La qualità della vita di chi abita in uno dei comuni che ricadono all’interno della Terra dei Fuochi è obiettivamente molto bassa. Vi è un patrimonio di diritti fondamentali costantemente compromessi e minacciati a causa del più grande avvelenamento di massa mai registrato in un Paese europeo: chi abita nella Terra dei Fuochi ha più possibilità di morire a causa di patologie, non può uscire di casa o aprire le finestre, non può godere di una passeggiata, deve costantemente fare attenzione a non ingerire l’acqua del luogo.

Insomma, i sono una serie di diritti fondamentali violati, e ciò è condito con un diffuso senso di impotenza che deriva dal negazionismo delle autorità pubbliche e dall’inefficienza del sistema sanzionatorio.

La Polizia Giudiziaria e la Magistratura Penale sono attivi, ma con risultati poco efficaci, complice anche una normativa (volutamente) inadeguata e contorta, pene troppo basse ed una prescrizione troppo breve.

Vi è poi una difficoltà intrinseca alla questione del disastro ambientale, in particolare riguardo alla imputabilità di un evento lesivo (ad esempio, insorgenza del tumore) ad una determinata condotta (ad esempio, interramento di rifiuti tossici). In questo ambito vi è uno sfasamento cronologico che è fisiologico, in quanto la durata della latenza tra l’esposizione alla sorgente inquinante e la diagnosi può essere anche di 50 anni: ad esempio, la media di latenza per il mesotelioma maligno è di 35-40 anni.

Una volta, l’area che oggi è definita Terra dei Fuochi era nota come Campania Felix. Era Felix per chi vi nasceva e per chi la visitava. Ora, di Campania Felix, si muore. E non è nemmeno consentito protestare.

Ma prima o poi si farà luce su chi ha permesso questo scempio.

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